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17-11-2007 New Collection
New Collection ALCHIMIA NELLA FIRENZE DEI MEDICI Firenze,nel '500,divenne uno dei maggiori centri di sviluppo dell' alchimia rinascimentale ad opera di Cosimo 1 dei Medici(1517-1574),che fece tradurre e diffuse,prima in latino e poi in volgare,il "CORPUS HERMETICUM" di Ermete Trismegisto ed altri scritti. Cosimo dei Medici volle,cosi', importare a Firenze una diversa cultura, in modo da rendere libera la Toscana dalle influenze del potere temporale dei Papi;fu quindi mecenate del rifiorire di una antica tradizione che dette inizio ad un processo di integrazione tra la capacita'' artigianale fiorentina della fusione dei metalli, la preparazione e la fissazione dei coloranti per le stoffe e la preparazione dei medicamenti da parte della potente corporazione degli"SPEZIALI"(AL-CHEMIA) L' alchimia fu considerata dai Medici la cultura universale per antonomasia ,adatta a salvare il mondo perfezionandone la natura, con una finalita', non limitata alla salvezza dell 'uomo, come richiedeva la tradizionale impostazione di indole mistica.In tal senso la riscoperta dell ' alchimia ermetica fu considerata a Firenze una utile componente di un processo di rinnovamento culturale capace di superare il medioevo. Il risultato piu' evidente di un tale processo di integrazione tra alchimia ermetica ,"arti e mestieri", fu,infatti,quello di iniziare a mettere in dubbio l' utilita' delle concezioni aristoteliche, che avevano rappresentato la cultura scientifica dominante nel medioevo, la quale si era perfettamente integrata nella tradizione cristiana ufficialmente accettata dalla Chiesa di Roma. Con il Rinascimento Fiorentino inizia una riflessione quanto mai pragmatica sul concetto di "TRASMUTAZIONE IN ORO" che fino ad allora era risultato impossibile da sperimentare. Intelligenze del calibro di Leonardo da Vinci, iniziarono a ritenere impossibile, il fatto che, le deboli forze messe in gioco dal fuoco, quale agente di trasformazione, potessero condurre al raggiungimento di un puro stato di "nigredo" capace di sciogliere qualsiasi sostanza e raggiungere la caratteristica di " materia prima". Solo uno stato di perfezionamento della fase iniziale della trasformazione, avrebbe permesso di ricombinare la materia e raggiungere,effettivamente, la "trasmutazione" degli elementi in oro. Il Dari, nella sua formazione universitaria di studio della chimica,cui ha fatto seguito la sua ricerca personale di studi alchemici, intraprende questo "viaggio creativo" nella Firenze rinascimentale usando simboli alchimici come messaggio estetico ed esoterico del gioiello. Egli definisce l' alchimia come uno stato cosciente della materia, nel senso che gli elementi, interagiscono fra loro o mutano la propia natura in virtu' di una memoria che e' propia di ogni sostanza.L' uomo puo' solo intervenire dall' esterno fornendo le forme di energia piu' consone alla loro mutazione,che,secondo i chimici,avviene nell' atomo,a livello di elettroni che sono il punto di scambio o di condivisione dell' energia della materia. Questa energia,per Alessandro,e' solo divina e si estrinseca nella sua ultima collezione, con simboli diversi che conducono ad una conoscenza estetica che va oltre la materia e dove la mitologia gnostica e' di supporto creativo.Qui,dunque, per la prima volta , Alessandro usa gli smalti colorati onde poter meglio rafforzare il messaggio delle forme e dei simboli. Nell' essere,il nostro divenire .."OPUS MAGNUM SIC EST" (Questa e' la grande opera) Nella “TORRE DI BABELE” il corpo dell’ uomo ha la forza per potersi elevare sino al cielo come tante torri in vita , ma il nutrimento puo’ venire solo dallo spirito divino che interviene in forma di “athanor” sottostante al gioiello.L’ athanor e' a sua volta alimentato dal mare, simbolo lunare per eccellenza.E’ nell’ unione dei dissimili che l’ energia divina si sprigiona e genera l’ impossibile apparente della vita.Una mano inanellata sembra catturare la torre piu' in alto,ma in realta’e' solo una nostra illusione perche' cio’ che di piu’ e' in alto appartiene gia' al basso ed il suo essere e' gia' divenire alla percezione piu' profonda e reale. Lo stesso concetto simbolico si ripropone nell’ anello “TORRE DI PALAZZO VECCHIO”: l’ emblema architettonico per eccellenza della citta’ di Firenze e' sospeso su di una torre-athanor ed un ‘ ampolla vitrea la contiene come la sua sacra e momentanea condizione fosse in trasmutazione per giungere verso Dio. Tutto cio' che nutre e' gia il suo divenire, ed e' per questo che Firenze la troviamo , in altri gioielli, arroccata su frutti o vetrerie alchemiche. Nel frutto di una rosa tramutato in melograno, il messaggio alchemico della Firenze rinascimentale. In un pettorale, un’ ape regina sopra un sole in eclissi di luna, si nutre di un nettare sacro che cade da un’ ampolla astrale, ed e' in questa unione, di mondi apparentemente diversi, la completezza piu' assoluta del creato. In un altro anello due api regine incoronate , cingono e nutrono un alveare sacro di oro e topazio, che nell’ aprirsi liberera’un’aquila dorata, che come l’ anima volera’ libera in eterno.Qui si intuisce, l’ importanza che attribuisce l’ artista al nutrimento corporeo dell’ anima e che le permette di poter raggiungere stadi molto elevati di purezza prossimi a Dio. Un rospo, elemento lunare per eccellenza, si incorona naturalmente ed inconsapevolmente nel balzare fuori da un’ alambicco.Il suo primo gesto e' nutrirsi dal cielo, come se cercasse il suo divino perduto nella precedente prigionia. L a luna , in alcuni anelli, sostiene e detiene la propia spiritualita' sino ad incoronarsi nel suo voler appartenere ad un sole,nutrimento di vita. Persefone, ha le forme di un melograno, in un grande anello viola e la sua porta di accesso verso il dio vulcano e' una grande ametista . Due grandi rospi sorreggono una luna incoronata come a volerla ancor piu' ergere verso il sacro femmineo .Nell’ anello si avverte una devozione spirituale dei due animali nel vivere materialmente cio' che nel gesto genera una nuova vita. La “donna lunare”, all’interno di un’ alambicco di cristallo incoronato dal sole, nel suo candore riposa , prigioniera della luna;nel gioiello si avverte la sua piena liberta' spirituale sino a sentirla volare intorno a noi e per l’ alchimista e' il desiderio suo piu’ profondo di congiunzione spirituale terrena. In un altro anello gli albori alchemici della Firenze rinascimentale.Il “corpo” della citta' e' un grande frutto di melograno che accoglie le tante torri rivolte al cielo;una di esse e' un alambicco incoronato, simbolo di cambiamento e di congiunzione con il divino. La tavola di smeraldo di Hermes e' sospesa sopra un fiore i cui petali sono donne;due potenti braccia maschili la sorreggono e la riparano dalle dalle avversita' spinose della materia che compone il basamento dell’ anello.Il gioiello rispetta il contenuto scritto nella tavola di Hermes e tenta di congiungere nelle forme i valori ed i simboli che nella vita dell’ uomo sono apparentemente distanti.Solo l’ assoluta e semplice verita' intrinseca al creato e' la strada che conduce a Dio e l’ uomo ne e' artefice con il giusto operato. Il candore di un’ acquamarina, e' la sommita' di un’ altra torre di babele,dove tante torri di Arnolfo nutrono e danno spazio alla sua elevazione.Una grande mano nera , sopra l’ anello , ammonisce questo indegno operato dell’ uomo non ancora pronto spiritualmente ad un processo di trasmutazione della propia anima nella materia.Questo suo unirsi e' peccaminoso ed ingannevole per la profonda conoscenza e percezione del divino che esiste sopra di lui. Una” fiamma alchemica” contiene in se i tre stati base della materia (solida ,fluida e gassosa) in un grande anello con basamento triangolare.La fiamma e' l’ essenza spirituale della materia in purificazione che contiene tutta la sua coscienza e tutta la sua energia pura ed inpura ed e' in lei che si rispecchia l’ operato dell’ alchimista. Tutto cio’ che rimane nel processo di trasmutazione e' una luce divina(diamanti nella sommita' della fiamma), prezioso nutrimento per l’ uomo che percepisce e vive questo mutamento.E’ come risorgere in una nuova luce e con una nuova luce rivivere lo stato della materia. Un grande forno alchemico sostiene un” athanor umano”che termina con una grande canna fumaria che disperde il distillato della materia in esso trasmutata.L ‘uomo ne e' artefice al punto tale da essere lui uno strumento operante del laboratorio alchemico;la sua vita corporea e' al servizio del divino e quando “ l’ opera” e' completata ritornera' a rivivere nelle sue vesti terrene depurato dalle scorie della propia anima. La luna e' un simbolo molto ricorrente nelle opere del dari; e' il suo universo femminile, al quale cerca costantemente di congiungersi, per nutrirsi di quell’ energia divina a lui indispensabile. E’ il suo amore terreno per una “donna sacra” fuggita come farfalla nelle profondita' del mare dove aspetta in forma di coralli di essere liberata.
   
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